Mi chiamo Luca Dallago, sono Private Banker in FinecoBank e mi occupo di mercati finanziari. Seguo clienti privati e aziende nella pianificazione finanziaria, patrimoniale, previdenziale e successoria, con un'attenzione particolare alla gestione del patrimonio finanziario. Ridotto all'essenziale, il mio lavoro consiste nel trasformare un insieme disordinato di prodotti, conti correnti, polizze e intuizioni in un portafoglio che abbia una logica riconoscibile: un motivo per entrare, un motivo per restare e un motivo per uscire.
In Italia il rapporto con il denaro resta un argomento che si frequenta poco e male. L'educazione finanziaria non fa parte del percorso scolastico di quasi nessuno, e così la maggior parte delle persone arriva al primo investimento senza strumenti: si affida al consiglio di un amico, a un titolo letto sui social, a un prodotto proposto allo sportello in una giornata qualsiasi. Non è una colpa, è un vuoto di formazione.
Quello che incontro più spesso non è mancanza di intelligenza: è mancanza di processo. Si compra perché un titolo sta già salendo, si vende perché il mercato scende e la notizia fa paura, si tiene per anni una posizione in perdita solo per non ammettere l'errore. Sono comportamenti umani, prevedibili e studiati da decenni. Il punto è che senza regole scritte prima si ripetono ogni volta.
Ai mercati sono arrivato dall'analisi tecnica, e ci sono rimasto perché mi ha insegnato una cosa semplice: un grafico non ti dice il futuro, ti dice a che punto sei e a che condizioni la tua tesi smette di essere valida. Da lì ho costruito nel tempo modelli quantitativi proprietari, cioè regole scritte, misurabili e ripetibili, il cui scopo non è eliminare il rischio — non si può — ma renderlo esplicito e governabile. È lo studio costante degli strumenti e delle metodologie di analisi che nel tempo mi ha portato ai riconoscimenti nel campo dell'analisi tecnica e quantitativa, fino al premio nazionale «Technical Analyst of the Year» assegnato da SIAT nel 2023.
Alla parte tecnica affianco sempre la finanza comportamentale applicata alla price action. Studiare i bias — l'avversione alle perdite, l'eccesso di fiducia dopo una serie di operazioni fortunate, l'istinto di seguire la massa — serve a costruire un processo che li tenga a bada quando il mercato diventa scomodo, che è esattamente il momento in cui contano di più. Le due componenti non vivono separate: metodologie quantitative e qualitative confluiscono in soluzioni costruite su misura della singola persona o della singola azienda.
Oggi lavoro come Private Banker in FinecoBank e affianco all'attività professionale la divulgazione: al Master Istituzionale SIAT come docente, dal palco del Salone del Risparmio come relatore e su Instagram, dove sul profilo @lucadallagofinance racconto in formato breve gli errori più comuni, i bias e il funzionamento degli strumenti. Nessuna scorciatoia e nessuna previsione: solo il tentativo di rendere comprensibile una materia che troppo spesso viene tenuta complicata, nel rispetto dei tre valori che guidano il mio lavoro — professionalità, riservatezza, trasparenza.