La domanda che ricevo più spesso è sempre la stessa: «dove andranno i mercati?». È una domanda legittima, ma è anche la meno utile che si possa fare, perché costruisce un piano sopra una risposta che nessuno — io compreso — può dare con certezza. Un portafoglio che dipende dall'esattezza di una previsione è un portafoglio fragile: basta che la previsione sbagli una volta perché tutto il ragionamento crolli.
Il mio lavoro parte da un ribaltamento. Invece di chiedermi che cosa accadrà, mi chiedo che cosa faremo in ciascuno degli scenari che possono accadere. Se i mercati salgono, se scendono del dieci per cento, se scendono molto di più e restano giù per anni, se cambia la tua situazione personale: per ognuna di queste possibilità deve esistere una regola scritta prima, quando la testa è lucida e non c'è nulla in gioco nell'immediato.
Questo è ciò che intendo per metodo: non una formula segreta, ma una sequenza ripetibile di passaggi che porta a decisioni coerenti nel tempo. La coerenza vale più della genialità: un processo semplice, applicato con disciplina, è molto più facile da mantenere nel tempo di un'intuizione brillante abbandonata al primo momento difficile.